Chiesa di San Biagio

san BiagioLa chiesa della Beata Vergine delle Grazie o Madonna della Benedizione detta di San Biagio, fu costruita dai Monaci Celestini in una loro proprietà sita fuori della città di Gubbio sulla strada che conduceva alle frazioni di S. Martino in Colle, Monteluiano ecc, nei pressi  di un diverticolo che  portava al fiume Saonda.

 

Attualmente si trova all’incrocio tra Via B. Buozzi e Via B. Ubaldi, una strada  che ha sostituito il vecchio tracciato della Ferrovia dell’Appennino Centrale Umbro.

Dalla relazione della visita pastorale del Vescovo Sannibale  del 24.2.1858 si apprende che il 9 marzo 1590 fu posta la prima pietra della chiesa, terminata il 12 aprile 1597. Fu benedetta il giorno dopo, ricorrendo la domenica in Albis, con particolare solennità, con la messa cantata e con  la partecipazione di tutte le Confraternite laicali di Gubbio.

La chiesa fu costruita con le offerte dei fedeli e di un certo Luigi Alcuisi di Firenze che, con atto del 7 maggio 1596, vi fece edificare il sepolcro per sé e i suoi e fece ampliare a sue spese la cappella dell’altare maggiore con l’Immagine della Madonna delle Grazie e, ai lati, con le statue di S. Giovanni Battista e di S. Pietro Celestino (papa).

Quest’ultima immagine,  nella visita pastorale  del 1° giugno 1694 del vescovo Bonaventura, è detta di San Biagio. Tale attribuzione risulta iconograficamente più appropriata (è raffigurato come vescovo, porta il libro sulle mani); va, infatti, ricordato che i Monaci Celestini abitavano all’interno della Città, nel quartiere di S. Martino di fronte all’“Abbondanza”  nel monastero detto di San Biagio.

Nel 1601 il monastero dei Celestini venne soppresso a favore del Seminario di Gubbio e nel 1617  fu affidato ad un gruppo di “Convertite” che si ritirarono in convento con la regola del Terzo Ordine Domenicano e vi rimasero fino al 1796, quando il Vescovo Angelelli  le trasferì nel monastero di S. Antonio. Anche la chiesa di San Biagio seguì le sorti del monastero, ma dopo la partenza dei Celestini, fu curata dai contadini abitanti nelle vicinanze che si erano assunti spontaneamente l’impegno della custodia e della manutenzione della chiesa. Per molti anni fu officiata dai frati di San Girolamo; le feste principali erano quelle di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), di San Biagio (3 febbraio) e della natività della Madonna (8 settembre). Ogni anno, per la festa di S. Antonio, venivano eletti due Priori che provvedevano a raccogliere le offerte tra i contadini e le versavano al Depositario. Dopo anni di quasi abbandono, la chiesa di San Biagio riprese nuova vita con la prima espansione urbanistica della città: vennero costruite le prime case proprio sulla direttrice che dalla Porta degli Ortacci conduceva a San Biagio, ma soprattutto dal 1939 quando iniziò la costruzione della prima Casa Popolare con un incremento continuo, principalmente nel dopoguerra, facendone una delle zone più popolate della città. La chiesa di San Biagio, affidata alla Parrocchia di San Secondo dei Canonici Regolari Lateranensi, divenne un centro per la catechesi e per le celebrazioni liturgiche del nuovo quartiere. Da sempre è particolarmente frequentata il giorno di San Biagio per la “benedizione della gola”. Il celebrante, durante la Benedizione di San Biagio, tiene con la  mano sinistra due candele incrociate davanti alla gola del fedele, pronuncia la formula della benedizione  e traccia un segno di croce con la mano destra.

 San Biagio Interno

La facciata, semplice a capanna, cioè simile a quella delle chiese di stile romanico, è grezza, forse in origine era intonacata; presenta al centro una finestra rettangolare con cornice in pietra serena e l’ingresso con arco a tutto sesto caratterizzato da conci in travertino spugnoso; ai lati aveva due piccole finestre per dar luce all’interno, oggi tamponate. In origine la facciata terminava con un campanile a vela ad una sola fornice con una campana. L’interno è ad un’unica navata, senza transetto, termina con il presbiterio rialzato con abside semicircolare. La copertura del tetto, in origine a capriate lignee, è stata trasformata in tempi recenti in latero-cemento sempre a due spioventi; con l’occasione è stato anche trasferito il campanile sul muro della sagrestia.

L’altare maggiore, adeguato alle attuali norme liturgiche, è staccato dalla parete di fondo dove sono rimaste le tre nicchie che secondo la visita pastorale del 1 luglio 1694 contenevano “tribus ligneis statuis depictis”:  in mezzo la  B.V. e  ai lati San Giovanni Battista e San Biagio; oggi restano le statue laterali in gesso; sul catino dell’abside è dipinta l’Incoronazione della Vergine, un’opera a prima vista abbastanza scadente, anche se va esaminata attentamente per verificare eventuali ridipinture, infatti recenti saggi di pulitura sulle pareti dell’abside hanno messo in luce decorazioni secentesche di buona fattura. Tasselli effettuati lungo le pareti della chiesa fanno pensare a qualche decorazione anche lungo la navata.

Un secondo altare, oggi soppresso, con la statua di Sant’Antonio Abate ed allo stesso Santo dedicato, era nella parete di destra della navata.

Resp. Beni Culturali della Diocesi di Gubbio

Paolo Salciarin