Pensando al servizio effettuato dai ministranti, o meglio noti come chierichetti, si associa tale compito a dei bambini che a loro volta lo vedono come un gioco più che un’occasione di crescita nella fede.
Noi, ministranti di San Secondo, tra i 15 e i 26 anni, grazie all’aiuto del parroco don Pasquale abbiamo riscoperto l’importanza e il valore che questo servizio offre alla comunità per rendere più solenni e curate le celebrazioni non nell’ottica estetica ma nella volontà di lodare Dio e cercare un rapporto con lui.
Il nostro impegno, vissuto giornalmente come occasione di riflessione e preghiera, vuol essere in particolare un segno forte a testimoniare che la liturgia, servita e ben curata è la prima forma di evangelizzazione.
Grazie all’analisi delle pagine del vangelo, partita quasi per gioco poco più di tre anni fa, abbiamo potuto riflettere sul significato e soprattutto sull’attuazione del servizio, un servizio che non finisce sul piano concreto ma che vuole essere un trampolino di lancio verso quell’impegno alla vita comunitaria e alla prodigalità che dovrebbe essere cardine fondamentale della vita di ogni cristiano.
Il servire nella chiesa, in una comunità, non è sinonimo di guadagno o stipendio, servire significa seguire Gesù come fecero gli apostoli, sacrificandosi nel proprio piccolo per portare avanti un impegno che concili diligenza, generosità, precisione, determinazione e volontà forte di maturare nella fede e nella parola di Dio vero messaggio e testimonianza di vita.
Piuttosto che un servizio dell’altare, noi ci riferiamo più volentieri ad un servizio per l’altare, riassumendo quello che è il nostro ideale disinteressato nel seguire Gesù.
Un percorso, dunque, il nostro che ha già portato frutti e soddisfazioni e che speriamo possa continuare vivendo e operando con quello stile di amore che Gesù ci ha insegnato.
Il gruppo dei ministranti